
Curioso che un mito di Walter Veltroni possa essere un repubblicano a stelle e strisce, un sostenitore dell’ex presidente conservatore degli Stati Uniti Ronald Reagan. Ma è proprio così e chissà se il segretario del Partito democratico lo sa. Di chi parliamo? Di Christopher McCandless, il giovane protagonista dello film di Sean Penn “Into the wild”. Una storia straordinaria quella di Chris, un’avventura solitaria, la sua, nella natura selvaggia dell’Alaska, alla ricerca della libertà assoluta, ma con un finale tragico. E con una morale, tratta dai diari scritti dallo stesso McCandless, che Veltroni ha illustrato domenica ai giovani del Pd dal palco della Summer school: “La felicità è reale solo quando è condivisa”. Parole che commuovono ancora chi ha visto il film. O letto il libro dell’americano Jon Krakauer “Nelle terre selvagge” in cui è ricostruita la storia di McCandless e che Penn ha utilizzato quasi alla lettera per realizzare il suo film. Quasi, dicevamo. Sì, perché a pagina 163 del libro, Krakauer racconta delle idee politiche del giovane McCandless ai tempi dell’università: “Malgrado l’avversione per il denaro e l’eccessivo consumo, Chris non poteva definirsi un liberale (“liberal” nel testo originale in inglese,
ndr). Al contrario si divertiva a ridicolizzare la politica del partito democratico ed era un aperto sostenitore di Ronald Reagan. A Emory arrivò addirittura a fondare insieme ad altri un club per studenti repubblicani. Le sue posizioni apparentemente anomale sono forse ben riassunte nella dichiarazione di Thoreau in “Disobbedienza civile”: ‘Accetto con vigore il motto
migliore è il governo che governa di meno’”. Un filo rosso conservatore e libertario che da Thoreau arriva fino al celebre discorso di Reagan del 1981, quello dell’inaugurazione del suo primo mandato alla Casa Bianca, quando il neopresidente degli Stati Uniti disse: “Government in not the solution to our problem. Government is the problem” (“Il governo non è la soluzione al nostro problema. Il governo è il problema”. Non basta. Perché più avanti, nel libro di Krakauer si legge che McCandless, sul giornale della sua università, all'inizio degli anni Novanta, “satireggiò Jimmy Carter e Joe Biden”. Sì, Biden, il candidato alla vicepresidenza degli Stati Uniti, proprio il Biden che ora affianca Barack Obama nel ticket democratico. Curioso, no, Walter?
2 Comments:
Beh, la morale del film è molto poco conservatrice e reganiana. Un viaggio alla Kerouac: "Happiness is real only if shared"
Beh, Gino
che l'adorabile protagonista del romanzo fosse un po' matto, è proprio la sua simopatia per Reagan a confermarlo. nessuno è perfetto, del resto.
Se poi da giovane ha fondato un club di repubblicani (sempre meglio che di repubblichini, comunque) poi si è redento, abbandonando tutto e fuggendo verso la democratica ,-) libertà dei boschi.
In realtà lì la governatrice dell'Alaska, quel figone che correrà con il tuo amico Mc Cain, venuta a conoscenta della svolta democratica del giovane, ha pensato bene di aprire le dighe e gonfiare i fiumi, almeno fino a quando il nuovo potenziale elettore dell'avversario di Reagan schiantasse di fame e di stenti.
Che dire? Un uomo, un voto, in meno naturalmente.
Viva Veltroni, Viva la Resistenza, viva l'America di Omaha beach e di Obama
,-)
Henry
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