The right man
Ora si fa sul serio. John McCain-Sarah Palin contro Barack Obama-Joe Biden. I due ticket per la presidenza degli Stati Uniti ci sono. Inizia la corsa che porterà al voto del 4 novembre. Lo dico senza equivoci e fin da subito: io sto con McCain. Se votassi negli States, voterei lui, il reduce del Vietnam, il conservatore che ha incalzato George W. Bush su temi come la guerra in Iraq e l'immigrazione. Sì, forse McCain è troppo vecchio. Ma come avrebbe detto Ronald Reagan per replicare alla stessa critica a lui rivolta: "Non userò la saggezza conquistata con l'età contro il mio avversario". Ok, McCain è meno affascinante di Obama, vera icona pop del Terzo Millennio. E' vero, McCain deve conquistare persino i voti di qualche conservatore intransigente, ma il fatto di rimanere distinto e distante da certe posizione dei conservatori ultrareligiosi in fondo dovrebbe essere considerato un punto a suo favore, anche se in America quei voti servono, eccome se servono. Insomma, il candidato presidente targato Gop, il Grand Old Party repubblicano, qualche caratteristica a sfavore c'è l'ha, rispetto al rivale Barack, inutile nasconderlo. Eppure è lui, McCain, a essere il miglior candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Semplicemente perché - al di là del can can mediatico che supporta Obama - è McCain il miglior politico tra i due, è lui ad avere la maggior esperienza in politica estera, è lui a sostenere quelle ricette economiche che hanno creato la ricchezza, umana ed economica, degli Stati Uniti. E poi scusate, mettetevi nei panni di un americano. Se capitasse un altro 11 settembre, chi vorreste che ci fosse alla Casa Bianca? Io non ho dubbi: l'uomo giusto, anzi the right man, non può che essere McCain.

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