Saddam? Meglio vivo che martire
No, impiccare Saddam Hussein non mi pare proprio una buona idea. Intendiamoci: per me, in questo caso specifico, i motivi umanitari vengono per ultimi. Uno spietato dittatore come l'ex rais di Bagdad - "gasatore" di curdi e sciiti, assassino dei suoi stessi parenti - di umanità, francamente, non ne meriterebbe. Qui, però, il punto è politico. Ammazzare Saddam gioverà alla causa della liberà in Medio Oriente, obiettivo perseguito da George W. Bush e dagli Stati Uniti? Credo di no. Usare gli stessi metodi che avrebbe usato lo stesso Saddam (lui, peraltro, non avrebbe perso tempo con un processo di un anno, differenza non da poco rispetto a quanto è accaduto ora in Iraq) non è certo un modo per far comprendere la differenza tra gli Stati democratici e quelli dispotici alle oppresse popolazioni mediorientali. Insomma, non è un gran bello spot a favore della democrazia. Sì, conosco l'obiezione: in alcuni Stati Usa la pena di morte c'è. Verissimo. La contraddizione esiste. Ma, almeno nel caso Saddam, andrebbe risolta con una scelta coraggiosa. In fondo, meglio un Saddam vivo che "martire".

1 Comments:
benvenuto nell'Ulivo, Ginone!!!
eh eh eh....
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