
Più che un liberista, un rivoluzionario. Io ricorderò così Milton Friedman, Premio Nobel per l'Economia nel 1976, morto ieri all'età di 94 anni. Sì, perché le idee di Friedman hanno rivoluzionato un mondo, quello del Secondo Dopoguerra, dominato dall'ideologia statalista e keynesiana. Rivoluzione teorica, grazie alle sue opere da economista. Ma anche rivoluzione politica: Friedman, capostipite dei "Chicago Boys", fu infatti il principale consigliere economico dell'ex presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan. Insieme hanno cambiato il mondo. Lo ha ben ricordato Danilo Taino, nel suo ritratto di Friedman sul
Corriere della Sera di oggi: "Se, nel mondo, oggi l'inflazione è tutto sommato sotto controllo. Se le economie socialiste non sono più nemmeno studiate. Se si è messo un freno (precario) alla crescita delle tasse. Se molte scuole e università competono tra loro. Se, in America, i repubblicani hanno costruito un blocco sociale che ha spezzato l'egemonia di quello democratico costruito dal
New Deal di Roosevelt. Se tutto questo e altro è successo, è anche perché Milton Friedman e la moglie Rose - sua partner anche di studi e di scritti che oggi, 74 anni dopo, lo piange - hanno gettato le fondamenta di idee solidissime".
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